Città smoke-free: il patto intergenerazionale che dobbiamo onorare
Una città salutare è una città che crea salute, perché progetta spazi, servizi e politiche capaci di favorire il benessere delle persone. È esattamente ciò che la nostra Fondazione fa ogni giorno, promuovendo un welfare di comunità attraverso iniziative come i programmi di screening diffuso sul territorio.
Oggi, però, non vorrei parlare di invecchiamento attivo. Vorrei parlare di un patto intergenerazionale per la longevità.
È un patto che stiamo tradendo. Lo stiamo tradendo non solo per l’eredità che stiamo lasciando sul piano ambientale, ma anche per le scelte che riguardano la salute delle nuove generazioni. Basta entrare in una qualsiasi scuola superiore per rendersi conto della diffusione del consumo di tabacco e, soprattutto, di sigarette elettroniche tra gli adolescenti.
E non è un’impressione. Lo confermano i dati che l’Istituto Superiore di Sanità ha diffuso in occasione dell’ultima Giornata mondiale senza tabacco: nei primi mesi del 2026, su oltre 12mila studenti italiani coinvolti in due indagini del Centro Nazionale Dipendenze e Doping, quasi 93mila ragazzi tra gli 11 e i 13 anni e oltre 850mila adolescenti tra i 14 e i 17 anni hanno usato almeno un prodotto contenente nicotina o tabacco nell’ultimo mese. Parliamo del 37,1% dei nostri quindicenni e sedicenni. E in entrambe le fasce d’età il fenomeno è più diffuso tra le ragazze che tra i ragazzi.
La sigaretta elettronica resta il prodotto più usato dai giovanissimi, con quote che sfiorano il 31% tra i 14-17enni. Ma il dato che dovrebbe preoccuparci di più è un altro: oltre la metà dei giovani consumatori tra gli 11 e i 13 anni utilizza contemporaneamente più prodotti a base di nicotina, dalle sigarette elettroniche alle bustine di nicotina, la cui sperimentazione tra i 14-17enni è più che raddoppiata in due anni. È la fotografia di un mercato che si è specializzato nel creare dipendenza fin dalla preadolescenza, prima ancora che dal tabacco tradizionale.
Ho avuto recentemente occasione di toccare questo tema durante la “Giornata Nazionale per la Salute e il Benessere nelle Città 2026 – Le città che fanno stare bene”, promossa dall’Health City Institute con il patrocinio di ANCI, un confronto che ha visto presenti i senatori Daniela Sbrollini, Guido Quintino Liris e Mario Occhiuto, il Presidente del CNR Andrea Lenzi e autorevoli rappresentanti del mondo medico-scientifico, delle istituzioni e delle associazioni impegnate nella promozione della salute. Torno qui a toccare questo tema poiché in Italia alcuni tentativi coraggiosi di ampliare gli spazi liberi dal fumo si sono purtroppo scontrati con resistenze di vario tipo. Nel frattempo, il consumo di sigarette elettroniche continua a crescere, sostenuto dalla retorica della “riduzione del danno”. Peccato che questi prodotti siano tutt’altro che salutari e siano promossi con strategie di marketing aggressive, pensate proprio per conquistare le fasce più giovani della popolazione.
Non crediamo che le strategie di cosiddetta riduzione del danno possano essere risolutive, come dimostra la letteratura scientifica. I danni delle sigarette elettroniche saranno evidenti tra pochi anni, ma allora avremo già perduto un’intera generazione. Come si può parlare di riduzione del danno quando questi prodotti rappresentano, per larga parte dei ragazzi che li consumano, il primo contatto con il fumo in assoluto? Più che una riduzione del danno, sono un danno in sé, e l’apripista per il passo successivo: il consumo di tabacco tradizionale.
E il legame tra tabacco e cancro non è un’ipotesi, è uno dei dati più solidi dell’oncologia. Secondo le stime più recenti diffuse da AIOM in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro, ogni anno in Italia circa 105mila nuove diagnosi oncologiche, pari al 27% del totale, sono attribuibili al fumo. È per questo che Fondazione Longevitas ha aderito con convinzione alla campagna “5 euro contro il fumo”, promossa da AIOM insieme ad AIRC, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM, che chiede un aumento di 5 euro sul prezzo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina. Siamo convinti che la leva fiscale debba essere usata a livello nazionale per disincentivare una pratica nociva non solo per chi fuma, ma anche per chi subisce il fumo passivo e per lo stesso Servizio Sanitario Nazionale, già messo a dura prova dal trend demografico e dal permanere di stili di vita scorretti che generano patologie croniche sempre più onerose per il sistema.
Crediamo che intervenire su più piani — quello nazionale attraverso la fiscalità, quello territoriale attraverso le misure adottate dai Comuni per limitare la possibilità di fumare, e quello culturale attraverso la formazione e l’informazione dei cittadini a partire dai più giovani nelle scuole — sia l’unico mix capace di produrre conseguenze reali sulla salute delle persone. Crediamo inoltre che a questi prodotti debba essere vietato di sponsorizzare i grandi eventi.
Se vogliamo che la longevità resti un obiettivo concreto anche per i nostri figli e i nostri nipoti, dobbiamo assumerci una responsabilità collettiva. Dobbiamo costruire città sempre più smoke-free, aumentando le aree in cui non è consentito fumare, limitando gli spazi di promozione dei prodotti del tabacco e delle sigarette elettroniche, contrastando la comunicazione ingannevole e vietando la pubblicità e le sponsorizzazioni che, direttamente o indirettamente, normalizzano il consumo di questi prodotti (pubblicità in teoria vietata ma nei fatti consentita la norma normative che consentono molte scappatoie).
Anche a livello europeo il quadro si sta muovendo in questa direzione. L’Unione Europea intende aggiornare le norme sulla lotta al tabagismo in risposta agli ultimi sviluppi del mercato, alle nuove tendenze di consumo e alle pratiche di marketing digitale. Gli obiettivi della revisione sono il miglioramento del funzionamento del mercato interno, il rafforzamento della protezione della salute pubblica e la garanzia di continuità nell’attuazione della convenzione quadro dell’OMS per la lotta al tabagismo, in linea con il piano europeo di lotta contro il cancro. Le direttive attualmente in vigore regolano produzione, vendita e pubblicità, ma la diffusione del fumo resta elevata, specialmente tra i giovani, e le nuove tendenze di mercato richiedono aggiornamenti normativi urgenti. La revisione punta ad armonizzare norme nazionali divergenti su aromi, confezionamento e sigarette elettroniche, e a rispondere ai rischi dei prodotti di nuova generazione che, spesso non regolamentati, attirano i più giovani con aromi e confezioni colorate. La promozione digitale, soprattutto sui social media, amplifica questa diffusione senza che vi siano ancora norme europee adeguate. Per questo chiediamo regole più restrittive.
Molto possono fare, ritengo, anche i decisori locali. I sindaci e le amministrazioni comunali hanno la possibilità di ampliare gli spazi nei quali non sia consentito fumare e di adottare tutte quelle misure che rendono le città più vivibili e più salutari. Perché, in fondo, siamo anche ciò che respiriamo. È per questo che crediamo che anche ANCI possa svolgere un ruolo centrale, promuovendo una cultura delle città smoke-free e sostenendo politiche urbane che mettano davvero la salute dei cittadini, presenti e futuri, al centro delle scelte.
Di Eleonora Selvi