Costruire le Città del Domani: l’Intersezione tra Città dei 15 Minuti e Comunità Anziane Amichevoli
Costruire le Città del Domani: l’Intersezione tra Città dei 15 Minuti e Comunità Anziane Amichevoli
Di Eleonora Selvi, Presidente della Fondazione Longevitas
Immaginiamo un mondo in cui ogni angolo è un varco alla connessione, dove l’età non è un ostacolo ma un ponte, dove il ritmo della vita batte al ritmo della comunità.
Oggi ci incamminiamo in un viaggio attraverso il crocevia del design urbano, dei bisogni sociali e della ricerca di un futuro in cui ogni città sia un faro di inclusività e accessibilità.
Benvenuti nell’evoluzione delle città: dove il concetto dei 15 minuti incontra il design amichevole per l’età. Nel nostro mondo interconnesso, il paesaggio urbano è il palcoscenico su cui si svolge la vita dell’umanità.
Dalle metropoli frenetiche ai tranquilli borghi, le città sono gli epicentri della cultura, dell’innovazione e del progresso. Tuttavia, mentre le nostre popolazioni invecchiano e l’urbanizzazione accelera, ci troviamo di fronte all’imperativo di immaginare i nostri ambienti urbani per soddisfare bisogni diversi. Entra in gioco il concetto di città dei 15 minuti: un approccio rivoluzionario alla pianificazione urbana che immagina quartieri in cui tutto ciò che è essenziale per la vita quotidiana si trova entro 15 minuti a piedi o in bicicletta. Questo concetto non solo promuove la sostenibilità e riduce le emissioni di carbonio, ma favorisce anche la coesione sociale e la qualità della vita. Secondo noi la sua grande potenza risiede anche nella sua capacità di creare comunità age friendly, dove accessibilità, sicurezza e interazione sociale sono fondamentali.
Alle diverse domande che pone Carlos Moreno nel suo famoso video sulla città dei 15 minuti, vorrei aggiungerne una fondamentale. Dobbiamo chiederci chi vive in quelle città.
Entro il 2050, si prevede che la popolazione di persone di età pari o superiore ai 65 anni raggiungerà 1,6 miliardi in tutto il mondo.
Allo stesso tempo, più di due terzi della popolazione mondiale vivrà in aree urbane, in aumento rispetto a poco più della metà attuale (ONU, 2022). Tra la popolazione urbana, ci si aspetta che gli anziani siano esposti a rischi sanitari più elevati legati ai cambiamenti climatici rispetto ad altri, specialmente sotto forma di eventi di stress termico e di eccessive morti durante l’estate (Haq e Gutman, 2014). Ciò è particolarmente dovuto all’effetto dell’isola di calore urbana, ossia alle città che registrano temperature molto più elevate rispetto agli ambienti rurali circostanti. I rischi per gli anziani derivano principalmente dalla ridotta termoregolazione, rispetto ai gruppi più giovani, e sono ulteriormente aggravati dalle condizioni preesistenti – come malattie cardiovascolari o respiratorie che si associano all’invecchiamento e che derivano dalle stesse condizioni di vita delle grandi città. La questione è destinata a diventare ancora più grave, poiché le ondate di calore diventano più frequenti e intense nei prossimi decenni (IPCC, 2023). Tuttavia di fronte ai picchi di mortalità presso le persone più grandi che si registrano ogni estate le autorità reagiscono con politiche emergenziali. Ma non è più possibile dare risposte emergenziali a cambiamenti che sono strutturali come quello climatico e quello demografico, il cui intreccio genera questo tipo di situazione.
Come rispondere, dunque?
Il framework delle Città Age Friendly dell’OMS sviluppato nella Guida Globale delle Città Age Friendly propone otto variabili interconnesse che possono aiutare a individuare e affrontare le barriere al benessere e alla partecipazione degli anziani.
Questi elementi si sovrappongono e interagiscono tra loro. Ad esempio, un elemento chiave è l’accessibilità degli edifici e degli spazi pubblici e nella gamma di opportunità che la città offre agli anziani per la partecipazione sociale, l’intrattenimento, il volontariato o l’occupazione. La mancanza di trasporti pubblici convenienti, ad esempio, isola gli anziani che non guidano più nelle loro case e rende difficile la partecipazione alla vita comunitaria, aumentando il rischio di isolamento e solitudine. Quando il trasporto è disponibile e adattato alle esigenze degli anziani, sia in termini di programmazione che di destinazioni, migliora la mobilità e facilita la partecipazione sociale e il senso di appartenenza nella propria comunità.
È altrettanto importante che gli anziani continuino ad avere buone ragioni per uscire e partecipare. Offerte culturali e intrattenimento che soddisfano gli interessi degli anziani, opportunità di volontariato o impegno civico contribuiscono a un’età avanzata soddisfacente e piacevole. Siamo nel pieno del decennio per l’Healthy Ageing delle Nazioni Unite, ovvero 2021-2030. E’ il momento in cui ci siamo resi conto di non poter più rinviare il cambiamento.
Ora, concentriamoci sull’Italia. In nostro Paese, il più longevo in Europa, può e deve essere un faro di cambiamento, guidando l’innovazione nella creazione di città che abbracciano i principi del modello dei 15 minuti mentre sostiene iniziative age friendly.
Prendiamo ad esempio la città di Milano, dove l’iniziativa ‘Strade Aperte’ ha trasformato miglia di strade in zone pedonali e ciclabili durante la pandemia. Questo non solo ha rivitalizzato gli spazi pubblici, ma ha anche incoraggiato stili di vita attivi e l’interazione sociale, in particolare tra i residenti più anziani. Strade aperte significa realizzare nuovi percorsi ciclabili anche in sola segnaletica; incrementare le strade a velocità moderata e le zone 30 e le strade residenziali a prevalente mobilità pedonale e ciclabile; ampliare i percorsi pedonali attraverso l’allargamento di marciapiedi; prevedere pedonalizzazioni temporanee nei quartieri ampliando l’offerta per il gioco e l’attività fisica dei bambini; realizzare nuovi interventi di urbanistica tattica nell’ambito del progetto Piazze Aperte; facilitare la possibilità di posare tavolini per bar e ristoranti sulle aree di sosta ai fini di recuperare parte della capienza persa all’interno per il distanziamento.
Bergamo è una delle poche città italiane che a oggi abbiano aderito alla rete delle città Age Friendly dell’OMS. Nel corso di questi anni l’Amministrazione di Bergamo ha sostenuto – tramite numerose azioni – l’invecchiamento attivo. Ha promosso relazioni di supporto ai non autosufficienti, ha lavorato per favorire il mantenimento dell’anziano nel suo contesto di vita e limitato il ricorso al ricovero in strutture dedicate. Tutto questo impegno ha fatto sì che le venisse riconosciuta l’adesione alla rete delle città Age-friendly. C’è ancora molto spazio di crescita per le città italiane.
Guardando al futuro, traiamo ispirazione da queste migliori pratiche globali e italiane. Osiamo sognare di città in cui ogni angolo racconta una storia, dove ogni panchina nel parco accoglie una conversazione e dove ogni cittadino, indipendentemente dall’età, trova appartenenza e scopo.
In conclusione, ricordiamoci che il viaggio verso la creazione di città dei 15 minuti e comunità amichevoli per l’età non è una corsa, ma una maratona. Richiede collaborazione, innovazione e, soprattutto, un impegno collettivo per costruire un mondo migliore per le generazioni future. Perciò, assumiamo il mantello del cambiamento e andiamo avanti, sapendo che le città di domani sono nostre da plasmare e che insieme possiamo creare paesaggi urbani in cui tutti prosperano.
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