La musica fa bene al cervello
La musica fa bene al cervello

La musica fa bene al cervello e protegge dall’invecchiamento

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L’importanza dell’educazione musicale è indiscussa. Anche i bambini più piccoli, che iniziano a maneggiare strumenti o a produrre suoni semplicemente battendo mani e piedi, traggono piacere e divertimento da questa esperienza. Alcuni si appassioneranno allo studio vero e proprio, altri diventeranno semplici ascoltatori di musica. C’è però un diverso livello di ascolto che solo la pratica nel tempo può determinare.

Un’attitudine alla musica che può diventare abitudine.

Buona, buonissima.I bambini hanno da sempre un naturale slancio verso le canzoni, le pop star e gli idoli del momento, diventando parte delle fan base sin da un’età precoce. Sarebbe bello, ma anche utile, che questa passione non svanisse.

Un esempio virtuoso della centralità della musica nella società arriva dalla Germania, capitale della musica classica e dell’elettronica. La fruizione qui è approfondita in modo unico che non ha paragoni con gli altri paesi. Non a caso la partecipazione ai concerti è almeno il doppio della media italiana. Soprattutto dopo la pandemia, l’entusiasmo verso la musica dal vivo è tornato più forte di prima e le persone hanno ripreso a frequentare  luoghi in cui la musica risuona, locali per concerti dal vivo o club.

In particolare le nuove generazioni hanno atteso il ritorno dei live.

Del resto la musica è un linguaggio universale che non conosce barriere e che ha caratterizzato popoli e culture fin dai tempi antichi. Ha accompagnato riti religiosi, cerimonie e usanze, avvenimenti politici e forme di spettacolo. Nel corso dei secoli, questa profonda relazione tra suono e individui si è evoluta fino a diventare una disciplina scientifica paramedica, attraverso la musicoterapia e i suoi effetti benefici sul nostro organismo.

Anni di ricerche e studi, con la collaborazione di medici e psicologi, hanno confermato l’eccezionale potere del suono e della musica nell’orientare le emozioni e favorire il rilassamento.

Ecco perché la musicoterapia viene spesso impiegata nella riabilitazione di persone colpite da trauma cranico, ischemia, ictus e disturbi della memoria. Negli ultimi anni è stata utilizzata anche per migliorare le funzioni cognitive e ridurre i disturbi del comportamento nei pazienti affetti da Alzheimer. Gli effetti benefici della musicoterapia non si fermano qui: rappresenta un valido alleato anche nei corsi di preparazione al parto, per contenere l’ansia e raggiungere un benessere psicofisico.

Recentemente, Science Advance ha pubblicato uno studio dell’Istituto di Psichiatria dell’Accademia cinese delle Scienze diretto da Du Yì, che conferma come la musica sia in grado di proteggere dall’invecchiamento. Questa ricerca sottolinea il potente effetto sui sistemi cognitivi e il suo utilizzo, sempre più ampio e approfondito, in ambito psichiatrico.

La musica dunque non soddisfa solo un piacere “estetico” ma è anche funzionale ai benefici specifici per il nostro cervello, soprattutto quando se la ascoltiamo dal vivo. Questo è particolarmente evidente negli anziani.

Una ricerca condotta su musicisti e non musicisti, giovani e anziani, utilizzando la risonanza magnetica funzionale, che mostra le aree cerebrali coinvolte nelle attività, ha dimostrato che coloro che hanno avuto un lungo allenamento musicale possono mitigare o addirittura evitare il declino audio-visivo legato all’età. In particolare, sono in grado di contrastare il “decadimento dell’ascolto selettivo” noto come “effetto cocktail party”. Questo termine indica le difficoltà nel comprendere le parole di una persona vicina in un ambiente rumoroso, come ad esempio una stanza affollata o un ristorante. Nel “test del cocktail party”, gli anziani musicisti hanno dimostrato una maggiore capacità rispetto ai loro coetanei non musicisti e talvolta persino migliori dei musicisti più giovani.

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