La Fondazione Longevitas con l’Intergruppo Parlamentare per l’Invecchiamento Attivo


La Fondazione Longevitas, ieri 21 febbraio 2024, è stata audita dall’Intergruppo Parlamentare per l’invecchiamento attivo, riconoscimento importante per il lavoro della Fondazione che, nata lo scorso anno, ha già in corso molti progetti legati ai temi della longevità positiva e dell’invecchiamento attivo.

I temi da affrontare con le Istituzioni e l’approvazione del decreto legislativo in favore delle persone anziane

Nell’affrontare questi temi con le Istituzioni, non possiamo non partire da un passo importante quale la tanto attesa approvazione da parte del Governo del decreto legislativo che introduce disposizioni in materia di politiche in favore delle persone anziane, in attuazione della delega di cui agli articoli 3, 4 e 5 della legge 23 marzo 2023, n. 33.

Si tratta di una riforma cruciale, che l’Italia aspettava da tanto e che, secondo quanto dichiarato dalla Presidente del Consiglio, sarà sviluppata attraverso un percorso che andrà avanti per tutta la Legislatura. Il decreto attuativo stanzia un miliardo di euro per avviare la riforma, in attesa di recuperare altri fondi per attuare le misure previste.

I dati ISTAT e la questione dell’indennità di accompagnamento

Dall’Istat sappiamo che in Italia gli anziani non autosufficienti sono circa 3,8 milioni (dati 2021), con un’età media di 82 anni e per la maggior parte donne. Tra le persone con più di 85 anni, solo il 13 % è completamente autonomo. Osserviamo, ad esempio, che i requisiti richiesti per ottenere la prestazione integrativa rispetto all’indennità di accompagnamento sono ancora così stringenti (età anagrafica di almeno 80 anni, livello di bisogno assistenziale gravissimo, ISEE inferiore a 6.000 euro) da rendere tale beneficio accessibile a una platea di utenti molto ristretta.

Non possiamo dimenticare che oggi la non autosufficienza è una delle principali cause di impoverimento delle famiglie, ed è un fenomeno destinato a diventare sempre più impattante. L’indennità di accompagnamento nella pratica continua a essere uguale per tutti, pari a 531 euro al mese, lasciando aperte le questioni della difficoltà di assumere con tali mezzi un’assistente domiciliare, con quel che ne consegue in termini di sicurezza delle persone (sia degli assistiti che dei lavoratori e delle lavoratrici) e di perdite economiche legate al lavoro sommerso.

Si stima che nel 2025 solo 29.400 Over 80 con Isee sotto i 6.000 euro riceveranno gli 850 euro al mese in più, ovvero l’1,9% dei beneficiari dell’indennità. Siamo ancora lontani dagli 1,5 milioni di anziani bisognosi di tale opportunità.

Assistenza domiciliare integrata e maggior investimento sulla formazione del personale delle RSA

A tale quadro si aggiunga la questione dell’assistenza domiciliare integrata, ancora ferma al palo con le sue 20 ore annue a fronte delle 20 mensili della media europea; l’assistenza sarà estesa in modo importante grazie ai fondi del PNRR ma anche in questo caso siamo ancora molto lontani dal fabbisogno reale e purtroppo il percorso in questa direzione appare molto lento. Sottolineiamo poi la necessità di puntare più energicamente sulla formazione del personale nelle RSA e di valorizzare adeguatamente le nuove opportunità offerte dal co-housing.

L’abitare domestico e l’abbattimento delle barriere architettoniche per tutti

Restando sui temi dell’abitare non possiamo non ricordare che in Italia 3.165.000 anziani vivono soli. E’ pertanto urgente rendere sicuri ed accessibili gli edifici e adeguare le strutture abitative del Paese al progressivo invecchiamento della popolazione. Il decreto relativo al nuovo bonus per l’abbattimento delle barriere architettoniche esclude dallo sconto chi vive in abitazioni unifamiliari e le unità abitative in edifici plurifamiliari; limitare i benefici alla disabilità accertata ai sensi della 104 significa non includere tanti anziani e persone con diverse disabilità motorie.

L’art 3 del decreto 212, approvato dal CDM venerdì 29 dicembre 2023 ed entrato in vigore il sabato seguente, modifica in modo sostanziale le norme relative alla detrazione fiscale per l’abbattimento delle barriere architettoniche riducendo fortemente il numero dei potenziali beneficiari dello sconto in fattura del 75% e il processo per ottenere l’agevolazione fiscale diventa più complesso e costoso.

Auspichiamo che si possano rivedere tali scelte, superando l’attuale discriminazione che si viene a creare tra abitanti in unità abitative unifamiliari e condomini, ricordando che una persona afflitta da problemi di mobilità che rischia di essere vittima di una caduta ogni volta che affronta una scala, continua a poter godere dello sconto in fattura per un installazione sulle scale comuni di un condominio, mentre deve assorbire il 100% della spesa nel caso in cui lo stesso intervento venga realizzato sulle scale della propria abitazione.

Anche gli spazi pubblici devono essere resi sempre più accessibili e inclusivi alla luce del cambiamento demografico, e in tal senso vanno formati i professionisti destinati a programmare i servizi, per la creazione di un city longevity management sempre più rispondente ai bisogni di città che cambiano rapidamente il loro volto. 

Di Eleonora Selvi

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