Fondazione Longevitas chiude i lavori dell’assemblea nazionale dedicata al futuro della sanità italiana indetta da UAP

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Cosa accadrà alla sanità italiana con l’ingresso delle tariffe introdotte dal nuovo Nomenclatore di specialistica ambulatoriale?

“Il Governo si ricordi dell’articolo 32 della Costituzione” sul diritto alla salute. Lo chiede l’UAP (Unione Ambulatori e Poliambulatori) nella giornata di oggi, 20 marzo, in cui si è tenuta un incontro nazionale intersindacale delle associazioni più rappresentative di ambulatori, poliambulatori, laboratori e professionisti.

Al Teatro Brancaccio di Roma, gremito di pubblico e istituzioni, è intervenuta anche la Fondazione Longevitas, che ha patrocinato l’evento e che, con la Presidente Eleonora Selvi, ne ha tessuto le conclusioni, ricevendo l’importante conferma che le istanze presentate sono con attenzione state ascoltate dalla Istituzioni e dallo stesso Ministro Schillaci. 

Il Nomenclatore Tariffario di Specialistica Ambulatoriale e la richiesta di sospensione

Tema centrale della riunione romana, quello della denuncia delle drammatiche conseguenze derivanti dall’applicazione del nuovo Nomenclatore Tariffario di Specialistica Ambulatoriale. Il nuovo Nomenclatore prevede infatti tariffe di rimborso per le prestazioni sanitarie, in molti casi, inferiori ai costi. Un taglio della spesa sanitaria che metterà a rischio la tenuta finanziaria delle strutture pubbliche e private e che potrebbe determinare la perdita di oltre 36.000 posti di lavoro, oltre che una certa riduzione dell’assistenza ai cittadini.

Inoltre, determinerà un’ulteriore divaricazione tra i cittadini delle Regioni che possono permettersi di integrare le tariffe con risorse proprie, come Lombardia ed Emilia Romagna, e di quelle, soprattutto le Regioni del Sud, che non possono permetterselo.

Con l’Assemblea odierna, L’U.A.P., insieme ad ARIS (Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari) ed AIOP (Associazione Italiana Ospedalità Privata), che rappresenta una parte fondamentale della sanità italiana costituita dalle cliniche e dagli ospedali convenzionati autorizzati, unanimemente chiedono la sospensione del nuovo Nomenclatore Tariffario, sino al 2025, quando saranno disponibili nuovi fondi, come anche auspicato dal Governatore della Regione Lazio, Francesco Rocca.

L’intervento della Fondazione Longevitas, con Eleonora Selvi

Perché è importante abbattere le liste d’attese? Perché spesso diventano il motivo per cui si rinuncia alla cura, fino ad arrivare oggi a coinvolgere il 7% della popolazione senza una grande distinzione geografica nel nostro paese.

Non solo, la pandemia ha generato un impatto anche sulle fasce sociali più abbienti. Purtroppo, questo tema coinvolge prevalentemente gli anziani tra cui, come emerge dai dati Istat, sono quasi 3 milioni quelli che rinunciano alla cura, di cui il 33% ha una o più patologie croniche.

La crisi del Sistema Sanitario Nazionale

L’allarme della Corte dei Conti: il SSN soffre di una crisi sistemica e non garantisce più alla popolazione un’effettiva equità di accesso alle prestazioni sanitarie e quindi di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini che crescono con invecchiamento della popolazione.

La tendenza, ormai già da diversi anni, appare lenta ma costante: da un Servizio Sanitario Nazionale incentrato sulla tutela del diritto costituzionalmente garantito, a tanti diversi sistemi sanitari regionali, sempre più basati sulle regole del libero mercato.

Il SSN, dopo aver sostenuto l’impatto della pandemia, soffre di una crisi sistemica accentuata dalla “fuga” del personale sanitario, non adeguatamente remunerato. Nel decennio precedente la pandemia sono stati effettuati disinvestimenti per 37 miliardi di euro dal SSN: un definanziamento che si è tradotto in tagli al personale, ai posti letto, alle cure, all’assistenza ospedaliera e territoriale, alla prevenzione e all’aumento esponenziale dei tempi di attesa per visite, esami e prestazioni. la spesa privata sostenuta dai cittadini ha superato la cifra record di 40 miliardi all’anno.

L’altra faccia della medaglia è quella di chi non ha disponibilità economiche o difficoltà nell’accedere a prestazioni sanitarie e cure ed è costretto a rinunciarvi (4 milioni di persone pari al 7% della popolazione).

A farne le spese sono soprattutto i più fragili, anziani, polipatologici (24 milioni di malati cronici), 3 MLN di non autosufficienti, le famiglie numerose e tutti coloro che vivono in condizioni di fragilità economica. r

Riteniamo più urgente garantire ai cittadini, già duramente provati da lunghe liste di attesa e da profonde sperequazioni nel diritto alla salute, l’accesso a prestazioni che sarebbero dovute entrare in vigore già da sette anni, tra le quali ve ne sono alcune particolarmente innovative. E’ fondamentale trovare una soluzione condivisa, da una parte per garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini, dall’altra per aggiornare un tariffario ormai obsoleto, rispetto ad un settore che vanta innovazioni continue.

Alcuni esempi di prestazioni che rischiano il blocco

Tra le prestazioni che rischiano il blocco vi sono, solo a titolo di esempio, gli screening neonatali che permetterebbero a tutti i bambini del nostro Paese di essere curati nel modo migliore qualora se ne scoprisse una patologia grave, quelle per la diagnosi o il monitoraggio della celiachia, alcuni esami diagnostici e prognostici come i test NGS (Next generation sequencing) e quelli per il tumore alla mammella, e le prestazioni per la procreazione medicalmente assistita.

Ma tutto questo non può essere fatto mettendo a rischio un tessuto di strutture specialistiche convenzionate che oggi rappresenta un tassello fondamentale nell’erogazione delle prestazioni.

Rischio liste attesa più lunghe, modifiche del ticket, esami e visite nelle strutture convenzionate diventeranno più costose, 36.000 posti di lavoro a rischio, 1.000 medici licenziati. Ulteriore aggravio dello squilibrio Nord-Sud con liste d’attesa non più recuperabili.

Abbiamo letto, un esempio tra tanti, che dal 1 aprile 2024 i laboratori analisi della Sardegna potrebbero fermare l’erogazione dei servizi sanitari in convenzione con le Asl. Questo si tradurrebbe in un incremento esponenziale delle liste d’attesa nel pubblico o, per chi potrà, in un esborso per effettuare analisi e servizi di specialistica ambulatoriale.

Se la Regione non propone un tariffario alternativo in grado di coprire i costi di produzione, i pazienti sardi saranno costretti dal primo aprile a pagare interamente le prestazioni, dal momento che le strutture di laboratorio dovranno sospendere l’accreditamento e passare direttamente al regime privatistico dei pagamenti. Non si può scendere al di sotto di alcune soglie, ci rimettiamo tutti, anche la sanità pubblica e i cittadini. Concordiamo nel sostenere la possibilità di un rinvio per l’entrata in vigore del nuovo tariffario perché le nuove tariffe potrebbero mettere in difficoltà molte strutture pubbliche e convenzionate. Auspichiamo che le Istituzioni regionali e nazionali possano ascoltare le nostre richieste nell’interesse dei pazienti. Siamo certi che le preoccupazioni gravi dei cittadini non resteranno inascoltate.

Qui una galleria di immagini del partecipatissimo incontro (Roma, Teatro Brancaccio)

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