Invecchiamento attivo: un tema centrale per il futuro del Paese
Entro la fine dell’anno dovrebbe essere presentato il primo Piano Nazionale per l’Invecchiamento Attivo, l’Inclusione Sociale e la Prevenzione delle Fragilità, previsto dalla riforma che ridisegna le politiche a favore della popolazione anziana. Si tratta di uno strumento che punta a dare finalmente una direzione unitaria a un ambito che negli ultimi anni è diventato cruciale per l’Italia.
Il funzionamento sarà piuttosto rigoroso: ogni Regione, entro il 30 aprile, dovrà inviare al Dipartimento per le Politiche della Famiglia un bilancio annuale delle attività svolte, mentre il Piano nazionale sarà aggiornato a cadenza triennale. Il coordinamento farà capo alla Presidenza del Consiglio, segno che il tema non è più relegato ai soli ambiti sanitari o sociali, ma riguarda l’intero sistema Paese.
Che cosa si intende davvero per “invecchiamento attivo”?
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’invecchiamento attivo come un processo che permette alle persone di mantenere e sviluppare salute, partecipazione e sicurezza, così da migliorare la qualità della vita lungo tutto il percorso di invecchiamento.
È un concetto che va oltre la “terza età”: coinvolge ogni fase della vita, perché prepararsi a invecchiare bene è qualcosa che inizia molto prima della vecchiaia.
Gli elementi fondamentali possono essere riassunti così:
Benessere e salute, che dipendono anche da prevenzione e stili di vita.
Partecipazione sociale e comunitaria, utile a ridurre isolamento e solitudine.
Autonomia e accesso ai servizi, condizioni essenziali per una vita dignitosa.
Accanto a questi aspetti, entrano in gioco anche l’istruzione continua, le opportunità di apprendimento e la capacità di garantire equità sociale: dove aumentano le disuguaglianze, aumenta anche il rischio di fragilità.
Perché oggi se ne parla tanto
L’Italia sta invecchiando rapidamente e questo, oltre a essere un traguardo in termini di longevità, porta con sé nuove sfide: più malattie croniche, bisogni assistenziali complessi, rischio di solitudine e mancanza di servizi adeguati.
Non sorprende quindi che programmi di ricerca come Age-It – Ageing well in an ageing society, finanziato dal PNRR, stiano analizzando l’invecchiamento da prospettive diverse – sociale, economica, sanitaria e tecnologica – con l’obiettivo di orientare le future politiche pubbliche.
Una delle criticità più evidenti, come sottolineano molti esperti, è la mancanza di dialogo tra i vari settori che dovrebbero occuparsi della materia. Politiche sanitarie, welfare, servizi territoriali e iniziative educative spesso procedono su binari paralleli, mentre la sfida richiederebbe strategie integrate.
Il contributo della Fondazione Longevitas
La Fondazione Longevitas opera già in linea con i principi dell’invecchiamento attivo.
Promozione della salute, prevenzione, educazione agli stili di vita, training sul tema della fragilità, iniziative contro la solitudine e progetti territoriali: tutte azioni che supportano l’idea di un invecchiamento vissuto in modo positivo, partecipato e autonomo.
Attraverso attività concrete e collaborazioni con università, istituzioni e professionisti, la Fondazione contribuisce a portare nel territorio quella visione moderna dell’invecchiamento che il nuovo Piano nazionale vuole promuovere: un percorso che si costruisce nel tempo, con strumenti adeguati e una rete sociale capace di accompagnare le persone in ogni fase della vita.