Ageismo concetto modalità ed effetti

Ageismo: concetto, effetti e modalità di diffusione

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I dati del Global Report on Ageism (ONU, 2021) ci dicono che una persona su tre in Europa, sia giovane che anziana, dichiara di essere stata vittima di ageismo.

L’ageismo si riferisce agli stereotipi, ai pregiudizi e alle discriminazioni verso gli altri e verso noi stessi in base all’età anagrafica. E’ un fenomeno ancora poco studiato e discusso ma enormemente diffuso nella società. E’ un fenomeno che non colpisce solo gli anziani ma anche i giovani.

Può manifestarsi in diversi modi e aree della sfera sociale e interpersonale: a livello istituzionale, ovvero nel modo in cui le leggi, i ruoli e le norme sociali, e le politiche pubbliche, limitano le opportunità e creano svantaggi per gli individui a causa della loro età; a livello relazionale nella dimensione del rapporto, del dialogo e della percezione tra due o più individui; a livello introspettivo quando lo si rivolge a se stessi andando a minare concetti di sé quali l’autostima, la fiducia, la propensione ad aprirsi e allo stare al mondo.

L’ageismo, come altre forme discriminatorie, può essere implicito e non dichiarato, ad esempio “non sono razzista”, oppure esplicito e normalizzato, consapevole: “ci spiace, è troppo anziano per l’attuale posizione lavorativa richiesta”.

Si manifesta inoltre nell’ambito delle relazioni e del linguaggio, quando ad esempio, parliamo agli anziani, come si parlerebbe ai bambini (l’equivalente linguistico del “baby talk” che viende definito “elderspeak”, un linguaggio infantile e semplificato che sottintende la presenza di una difficoltà di comprensione da parte dell’anziano. Spesso qui si tratta di una modalità inconscia: tono di voce alto, semantica semplificata, usi grammaticali sottoqualificati che tuttavia, lungi dal migliorare l’efficacia della comunicazione, ne minano le fondamenta.

Tra gli effetti dell’elderspeak, ad esempio, vi è un’incidenza sul declino cognitivo delle persone anziane che invece verrebbero molto più stimolate da un linguaggio complesso e articolato, uguale a quello che si usa verso persone più giovani.

Si parla inoltre di ageismo digitale per riferirsi a tutti quei pregiudizi verso gli Over 65 nel mondo digitale, quando si conferma l’impossibilità di usufruire delle tecnologie e di cimentarsi in nuovi hobby o scoperte legati al mondo di Internet. Anche questa forma di pregiudizio incide sull’autostima e su un progressivo ma rapido declino della conoscenza e della volontà di imparare e conoscere qualcosa di sempre nuovo.

L’ageismo, inconscio o consapevole, è intorno a noi e questo è uno dei principali motivi per cui la Fondazione Longevitas, con il convegno in programma il 5 dicembre a Roma, intende aprire un dibattito pubblico e chiedere alle istituzioni di istituire una giornata nazionale dedicata a un tema – e a uno stereotipo – ancora così poco affrontato e combattuto nelle sfere sociali.

Leggi anche: Una roadmap contro l’ageismo: il programma del convegno

Foto di Centre for Ageing Better su Unsplash

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