Per Amarla: Percorso e Rete mammella Regione Lazio

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Il tumore della mammella è la neoplasia più frequente nelle donne, nelle quali circa un tumore maligno ogni tre è un tumore mammario. Continua a essere di gran lunga il tumore femminile più frequente, rappresentando il 30,0% di tutti i tumori nelle donne. L’ultimo PDTA per il tumore al seno nella Regione Lazio risale a 9 anni fa, ma nel frattempo l’innovazione ha compiuto passi da gigante.

PER AMARLA: un progetto, un tavolo di lavoro e un percorso dedicato al tumore al seno

Per questo la Fondazione Longevitas ha deciso di essere tra i promotori del progetto “PER AMARLA. Percorso e Rete mammella Regione Lazio”.

Oggi gli screening nel Lazio vanno dai 49 ai 74 anni. Un’estensione importante, quella degli screening fino al 74esimo anno di età, che rende il Lazio una regione all’avanguardia. D’altro canto per le donne tra i 40 e i 44 anni non c’è nessun tipo di prescrizione. A questa fascia d’età occorre invece guardare con crescente attenzione, visto il numero sempre più elevato di diagnosi tra le giovani donne per tumore al seno. Tra i 40 e i 44 anni servirebbe dunque un’ammissione anticipata ai percorsi di screening, dopo una valutazione da parte del medico curante.

Le donne tra i 45 e i 49 anni possono fare una mammografia gratuita ogni due anni: non ricevono una lettera di invito ma possono chiedere al loro medico curante una specifica impegnativa con esenzione per le varie fasce d’età.

In questa fascia d’età riteniamo che l’invito ai controlli dovrebbe essere recapitato ogni anno. Alla luce del fatto che il    5-10 % di questo tipo di tumore ha un’origine ereditaria, è importante avere un programma di valutazione del rischio genetico, che preveda la consulenza gratuita a tutte le persone a rischio di tumore al seno o all’ovaio per cause eredo-familiari e programmi di sorveglianza individualizzati.

Anche alle Over 65 va prestata una particolare attenzione, per garantire che aderiscano ai programmi di screening, cosa che purtroppo molto spesso non avviene. Le donne sopra i 65 anni rappresentano circa il 40 per cento delle pazienti che si ammalano di tumore della mammella, pari a 18-20 mila nuovi casi ogni anno.

A dicembre 2022, il Consiglio Europeo ha emanato le nuove raccomandazioni sugli screening oncologici, che definiscono le linee di indirizzo per rafforzare i programmi già esistenti, tra cui appunto gli screening oncologici per il tumore della mammella. Sappiamo inoltre che nei prossimi due decenni, il numero assoluto annuo di nuove diagnosi oncologiche in Italia aumenterà, e in media il tumore della mammella nelle donne crescerà dello +0,2% per anno.

Le risposte richieste alla Regione Lazio

Una Regione deve dare risposte strutturate, partendo dai fabbisogni, aggiornando i percorsi in un’ottica di prevenzione, ed è opportuno che la prevenzione coinvolga tutte le età.

Nel Lazio occorrono trattamenti adeguati che siano gestiti da un team multidisciplinare, occorre potenziare la rete territoriale con il coinvolgimento di nuovi attori, dagli oncologi territoriali alla rete delle farmacie, alle associazioni di pazienti e alle realtà, come la nostra Fondazione, che si occupano della promozione della longevità in tutto l’arco della vita.

Tra le criticità da evidenziare sicuramente spicca la disomogeneità delle cure, che comporta una migrazione delle pazienti verso la Capitale o addirittura fuori dalla Regione. Occorre rendere più semplici le prenotazioni, le diagnosi, garantire qualità e quantità delle cure erogate in tutto il percorso della paziente, anche nella fase post-intervento e di riabilitazione. Altro tema, quest’ultimo, gravemente sottovalutato a livello nazionale. Il diritto di accesso alla riabilitazione oncologica in tutte le fasi della malattia, acuta, cronica e palliativa, è fondamentale per garantire un ritorno a una vita piena e attiva. In questo senso è fondamentale l’educazione della paziente, che deve essere educata a evitare i fattori predisponenti (ferite trascurate) o a intercettare precocemente i primissimi sintomi (arrossamento della cute, gonfiori dei tessuti anche minimali), oltre che incoraggiata a modificare  il proprio stile di vita attraverso l’attività fisica e la corretta alimentazione.

Altro punto dolente, i tempi della diagnosi. Molti ospedali non hanno appuntamenti disponibili per mammografie ed ecografie al seno. L’iniziativa dell’ottobre rosa è preziosa, ma anche negli altri mesi dell’anno l’accesso alle diagnosi dovrebbe essere garantito. Invece è notizia di pochi giorni fa quella delle liste d’attesa bloccate in Ciociaria per le ecografie mammarie: da circa un mese alle utenti non è consentita la prenotazione.

Occorre inoltre garantire analisi istologiche nei tempi dovuti.  E abbattere i tempi di attesa tra l’indicazione operativa e l’effettivo intervento chirurgico: infatti nel Lazio solo il 18% delle donne viene operato entro 60 giorni dalla mammografia di I livello.

Il nuovo PDTA (Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali) che questo progetto vuole partorire, deve riguardare anche l’innovazione, alla luce del nuovo PON, del DM77 e soprattutto dell’introduzione delle nuove terapie innovative, messe a disposizione dalle recenti ricerche scientifiche in grado di migliorare la salute e la vita delle pazienti. L’importante aggiornamento del PDTA dovrà prevedere e definire un approccio multidisciplinare attraverso l’istituzione di uno specifico Team composto da oncologo, radiologo e chirurgo, che possa discutere il caso in seguito alla diagnosi della malattia, in modo da garantire una corretta gestione delle pazienti. Pazienti la cui qualità della vita va considerata a 360 gradi, attraverso il supporto psicologico, ad esempio.

Un approccio integrato e multidisciplinare

La principale richiesta delle pazienti oncologiche resta infatti quella di un approccio integrato e multidisciplinare, che tenga conto non solo del tumore, ma di tanti altri aspetti legati alla malattia e alle cure, e del benessere della persona. E’ sempre più richiesta una migliore qualità nella comunicazione con i medici e anche una diversa quantità di tempo che possa essere dedicato all’ascolto dei loro bisogni; serve una maggiore informazione in generale sulla malattia e le terapie disponibili, avere un supporto dello psico-oncologo, figura ormai giudicata da tutti indispensabile, una maggiore tutela dei diritti in ambito lavorativo e sociale, percorsi facilitati in ambulatorio e day hospital  e più informazioni su centri di riferimento.

Per rispondere alle diverse necessità abbiamo bisogno delle Breast Unit, strutture specializzate nella diagnosi, nella cura e nella riabilitazione psicofisica delle donne con la neoplasia mammaria al seno. Nel Lazio questi Centri sono in tutto 16 e, a fronte degli oltre 5 mila nuovi casi di tumore al seno all’anno, sempre nella Regione Lazio, la quasi totalità vengono trattate in pochi centri.

L’importanza dell’innovazione

Altra parola chiave è innovazione: bisogna ampliare l’offerta dei test genetici migliorando l’accesso e la governance dei test diagnostici molecolari. E innovazione delle cure. Per la malattia metastatica disponiamo di nuovi farmaci innovativi estremamente efficaci e che hanno dato risposte quasi impensabili fino a poco tempo fa, determinando un aumento della sopravvivenza significativo.

La lista di tali indicazioni sta rapidamente crescendo negli ultimi anni, con un rischio, però: quello di  una potenziale disparità di opportunità tra pazienti gestiti in Centri diversiNon sempre, infatti, i progressi nella fase diagnostica sono implementati con la stessa velocità e tempestività in tutti i Centri oncologici.

Di Eleonora Selvi

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