Oltre le barriere del tempo

Oltre le barriere del tempo

Categoria: Notizie

La longevità umana è stata a lungo un tema di grande interesse per la scienza e la società. Dopo la morte di Jeanne Louise Calment, la persona più longeva mai vissuta, nel 1997 all’età di 122 anni, molti hanno ipotizzato che la durata massima della vita umana sia stata raggiunta. Tuttavia, un recente studio pubblicato su Plos ONE ha dimostrato che questo non è necessariamente vero. Secondo il coordinatore dello studio, David McCarthy, ci sono delle grosse differenze generazionali che spesso i report sulla longevità umana non tengono in considerazione. Lo studio ha analizzato la mortalità di persone nate dal 1700 al 1969 in 19 Paesi industrializzati, tra cui anche l’Italia. L’analisi ha evidenziato che nei nati tra il 1910 e il 1950 il tasso di aumento della mortalità, che normalmente sale con l’avanzare dell’età, è in realtà crollato. Ciò significa che l’età massima al momento della morte aumenterà notevolmente nei prossimi decenni, quando i membri di questo gruppo diventeranno anziani.
Secondo i dati dello studio, il record di longevità potrebbe essere battuto entro il 2060. Nel gruppo dei nati tra il 1910 e il 1950 si riscontra un rinvio della mortalità mai visto prima, ma sono ancora troppo giovani per rompere i record di longevità, come spiegano gli autori.

Il motivo di questo aumento della longevità è in larga parte imputabile al miglioramento della sanità pubblica e della tecnologia medica. In generale, nei gruppi nati attorno al 1900 si evidenzia una compressione della mortalità (ovvero una concentrazione delle morti in età avanzata) nella maggior parte dei Paesi, mentre nei nati tra il 1910 e il 1950 domina la tendenza a un rinvio della mortalità, ovvero un aumento dell’aspettativa di vita.

Le donne giapponesi sembrano essere le più propense a raggiungere e superare i 122 anni di età nei prossimi decenni, con un’aspettativa di vita media di 87,3 anni nel 2020, secondo i dati delle Nazioni Unite. In Italia, l’aspettativa di vita media nel 2020 era di 83,3 anni, il che la posiziona al quinto posto a livello mondiale. Tuttavia, c’è ancora molto lavoro da fare per ridurre le disuguaglianze nella durata della vita tra i paesi e all’interno dei paesi stessi.

La biologia dell’invecchiamento, dunque, si interroga sempre più sull’esistenza di un preciso termine della vita geneticamente programmato, cercando di capire quali variabili possano contribuire a posticiparlo. In questo senso le politiche a supporto della salute e della qualità della vita sono certamente determinanti, come gli studiosi riconoscono e come è ampiamente dimostrato dalle analisi dell’andamento della longevità. Da un’altra prospettiva, invece, assistiamo al moltiplicarsi degli investimenti in ricerca ispirati dalla filosofia del transumanesimo, una visione che vede nella tecnologia la chiave per trascendere la finitudine dell’essere umano, fino a immaginare un futuro in cui si possa conquistare l’immortalità. Ha senso spingere così lontano le proprie speranze, come fa Dmitry Itskov, il miliardario russo che ha investito nella creazione di una squadra di super ricercatori impegnata nello studio di una possibile evoluzione degli esseri umani in cyborg? O siamo semplicemente di fronte all’eterna illusione umana di poter superare la propria transitorietà, miraggio a cui le innovazioni tecnologiche offrono solo nuove e apparentemente più credibili sponde? Per ora, restando coi piedi per terra, non possiamo fare altro che lottare perché il nostro tempo su questa terra non sia semplicemente esteso, ma sia in ogni fase della vita un tempo ricco e degno di essere vissuto.

Condividi questo post