Studi demografici, invecchiamento e cambiamento climatico

Invecchiamento e cura dell’ambiente: un binomio su cui lavorare

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Si evince dal report Demography and climate change voluto dalla Commissione Europea e presentato in questi giorni al centro di ricerca Jrc di Ispra (Varese), come l’invecchiamento della popolazione sia connesso alle evoluzioni del clima.
Secondo il report, il 40% delle emissioni dipenderà dai consumi degli over 65. Ecco perché gli studi demografici diventano cruciali per l’analisi del climate change e per sviluppare “politiche più efficaci perché basate sui dati”, come ha riferito il Direttore Generale del Jrc, Steven Quest.
“La curva demografica si muove da una situazione che incrocia alta natalità e mortalità” verso la direzione in cui la popolazione sarà destinata a calare, nell’ultimo quarto del XXI secolo, prosegue Anne Goujon, Programme Director all’International institute for applied systems analysis.
Tra i paesi con un’economia sviluppata che hanno imboccato la curva della discesa, come sappiamo, rientra l’Italia che ha iniziato, in virtù del calo demografico, a ridurre la quantità di CO2 immessa in atmosfera.
Più persone significa più emissioni, ecco perché “Metà dei paesi del mondo, la parte più povera del pianeta, è responsabile di appena il 15% delle emissioni, ha confermato Dubravka Šuica, Vicepresidente della Commissione con delega alla Democrazia e alla demografia.
Dall’altra parte ci sono i tassi di natalità, tra i più disparati, che vedono paesi ed economie come il Niger, con numeri ancora altissimi – nel 2021 il tasso era pari a 6,8 figli per donna, seppur in calo rispetto al decennio precedente  – e paesi come la Corea del Sud, sempre nel 2021, con un tasso di fertilità pari a 0,8 figli per donna.

Come sarà l’evoluzione di natalità e invecchiamento nei prossimi 70 anni?

Un elemento di incertezza riguarda proprio la transizione dall’alta alla bassa natalità nei paesi in via di sviluppo, il secondo l’evoluzione dell’aspettativa di vita. Come ha spiegato al Jrc di Ispra, Fabrizio Natale, esperto di demografia,  “le persone più anziane sono intrappolate in pattern di comportamento legati a emissioni più alte: in futuro, gli over 65 saranno responsabili di oltre il 40% delle emissioni”.

La silver economy avrà  un forte impatto dal punto di vista climatico.

Diventa cruciale attivare un processo, in sinergia con l’Europa, di sensibilizzazione degli over 65 alla cura dell’ambiente. Invecchiamento attivo, sensibilità ed educazione verso il cambiamento climatico vanno di pari passo.

Infine, da considerare in termini di ricerca demografica e di effetti sul clima, c’è il tema legato alle migrazioni che “possono avere un ruolo cruciale nel contrastare il basso tasso di fertilità di un paese”, ha illustrato nell’evento al Jrc Daniele Vignoli, Professore di demografia dell’Università degli Studi di Firenze.

I flussi migratori infatti possono notevolmente modificare la compagine socio-demografica dei Paesi coinvolti ma, al contempo, sono ancora incerti gli effetti del riscaldamento globale sia sugli spostamenti di massa che su natalità e invecchiamento: siamo tutti esposti diversamente all’incidenza del cambiamento climatico.

In uno scenario di incertezza globale, la ricerca, gli studi demografici e l’azione sociale verso una sensibilizzazione al clima, anche e soprattutto delle persone anziane, diviene essenziale per scrivere le traiettorie del futuro.

Un tema che è e sarà molto a cuore all’impegno della Fondazione Longevitas.

Fonte: Wired

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