Funzioni cognitive: lucidità e salute negli esempi dei SuperAger
Secondo le Nazioni Unite, tra il 2021 e il 2025 oltre 621 mila persone nel mondo avevano raggiunto i 100 anni. Sono i SuperAger. Nel 1990, solo 92 mila persone avevano raggiunto questo traguardo. Gli esperti prevedono che entro la fine del decennio gli ultracentenari raggiungeranno il milione.
Le donne SuperAger battono il record della longevità
Finora, la persona più longeva di tutti i tempi di cui si ha notizia certa (con qualche recente dubbio) è stata Jeanne Calment de Frances, morta nel 1997 all’età di 122 anni. Ufficialmente, è lei l’unico essere umano ad aver vissuto oltre i 120 anni. Conduceva una vita estremamente attiva: tirava di scherma a 85 anni, giocava a tennis e a 100 anni andava in bicicletta.
Oltre a lei, altre 27 donne nel mondo hanno superato i 115 anni. Gli esperti dell’Università di Washington affermano che potrebbero presto esserci persone che supereranno i 125 anni.
Una diversa aspettativa di vita
Le miglior condizioni di vita hanno di gran lunga aumentato le aspettative rispetto ad altri precedenti periodi storici. In media (a livello globale), una persona nata già solo nel 1960 poteva aspettarsi di vivere circa 52 anni. Oggi, a livello planetario, il valore medio è superiore ai 73 anni, ma varia notevolmente da paese a paese (si va dagli 85 anni del Giappone ai soli 54 della Repubblica Centroafricana, mentre l’Italia si posiziona al 5° posto al mondo con una media di 84 anni). Tuttavia, raggiungere i 100 anni non è cosa da poco: secondo i dati dell’ONU, nel 2021 solo lo 0,008% della popolazione mondiale ha compiuto 100 anni. Inoltre, raggiungere i 100 anni in buona salute è ovviamente diverso dal vivere in condizioni di malattie croniche o degenerative.
La longevità è in generale un privilegio per pochi, ancor più in salute. Tra le migliori abitudini vi sono la musica e la curiosità, l’interesse di conoscere ancora, esplorare il mondo. Suonare il pianoforte, andare a teatro, leggere, vivere una dimensione quotidiana attiva sia che si abiti in città, sia se si decide di vivere fuori porta.
Medicina, alimentazione e tecnologie a servizio dei SuperAger
I progressi nella medicina, le tecnologie a sostegno della salute, le possibilità di un’alimentazione più sana – nei paesi sviluppati – hanno condotto a un radicale miglioramento delle condizioni di vita.
Nonostante ciò, vi sono anche dei SuperAger che non hanno badato alle buone abitudini. Anzi, uno studio del 2011 pubblicato sul Journal of the American Geriatric Society, basato su questionari somministrati a oltre 400 americani di età pari o superiore a 95 anni, ha rivelato la presenza di cattivi stili di vita: Quasi il 60% delle persone studiate fumava e la metà di loro era stata obesa per gran parte della vita e solo il 3% seguiva una dieta vegetariana. Inoltre, molti di loro non praticavano alcun tipo di esercizio fisico.
Richard Faragher, professore di biogerontologia all’Università di Brighton nel Regno Unito, uno dei massimi esperti nello studio dell’invecchiamento, ha dichiarato che la prima cosa da suggerire a chi si impegna a vivere a lungo è di seguire le stravaganti abitudini di taluni SuperAger che, fieramente, affermano di vivere a lungo nonostante una vita di eccessi.
Acuti, resilienti
Un aspetto affascinante riguarda la straordinaria lucidità con cui molte persone raggiungono i 100 anni. È noto che l’invecchiamento spesso comporta un declino cognitivo, ma questa situazione non si applica ai “SuperAger”, un termine coniato dalla neuroscienziata Emily Rogalski e dal suo team di ricerca.
I SuperAger sono persone di età superiore agli 80 anni la cui memoria è pari o addirittura migliore di quella di individui 20-30 anni più giovani. Mentre le capacità cognitive nelle persone “normali” tendono a diminuire tra i 30 e i 40 anni, e a 80 anni ricordano solo la metà delle cose rispetto ai 50 anni, i SuperAger mantengono la stessa acutezza mentale di un cinquantenne anche a 80 anni. Gli scienziati hanno studiato il cervello di queste persone speciali, ascoltato le loro storie e le loro abitudini di vita. Rogalski ha descritto questo gruppo come “resiliente”. Molti SuperAger hanno anche affrontato difficoltà, tra cui estrema povertà, lutti o sono sopravvissuti a eventi traumatici come l’Olocausto. Sono persone che mantengono relazioni sociali forti e positive, si interessano alle novità, chiedono ai nipoti di raccontare i loro interessi e cercano di rimanere al passo con i tempi.
I segreti del cervello dei SuperAger
Cosa caratterizza i cervelli dei supercentenari? Le loro menti rimangono straordinarie fino a età avanzata, come dimostra l’esempio di Henry Kissinger che ha recentemente compiuto 100 anni. Nel corso degli anni, gli scienziati sono stati in grado di studiare i cervelli degli ultracentenari grazie alla partecipazione di queste persone a test ed esami, e alcuni hanno anche donato i loro corpi alla scienza dopo la morte. Mentre il cervello di una persona invecchia tende a ridursi, soprattutto nella corteccia, i cervelli dei SuperAger sembrano più giovani nelle aree coinvolte nella memoria e nelle capacità esecutive. Nella corteccia cingolata anteriore, una regione cerebrale frontale cruciale per molte funzioni cognitive, tra cui l’attenzione e la memoria, i SuperAger presentano uno strato corticale più spesso rispetto agli ultraottantenni con funzioni cognitive normali e persino rispetto ai cinquantenni. Inoltre, hanno neuroni più grandi e sani nella corteccia entorinale, un’altra area cerebrale critica per la memoria, rispetto a persone anche 20-30 anni più giovani. Possiedono un’elevata densità di neuroni speciali noti come neuroni fusiformi, che svolgono un ruolo significativo nelle relazioni sociali e nei processi decisionali.
Cosa sono le zone blu nel mondo
Le “zone blu” sono regioni del mondo in cui si osserva una concentrazione insolitamente alta di persone che vivono fino a cent’anni e oltre, in uno stato di salute relativamente buono. Queste aree sono state oggetto di studio da parte del divulgatore scientifico Dan Buettner, che ha individuato nove fattori comuni tra le popolazioni longeve delle zone blu:
- Movimento naturale: Le persone nelle zone blu non seguono programmi intensivi di allenamento, ma vivono in ambienti che promuovono il movimento costante. Ad esempio si occupano dell’orto e svolgono attività manuali senza l’ausilio di strumenti meccanici. Inoltre, trascorrono molto tempo all’aperto in ambienti poco inquinati.
- Curiosità e motivazione: hanno una forte motivazione per al mattino. Conosciuto come “Ikigai” in Giappone o “plan de vida” in Costa Rica, avere forti ragione per vivere può contribuire a un aumento dell’aspettativa di vita.
- Riduzione dello stress: Nonostante sperimentino lo stress, hanno sviluppato routine per ridurre il carico di stress. Ad esempio, gli okinawani ricordano i loro antenati, gli ikariani fanno un pisolino e i sardi hanno l’ora dell’aperitivo. Inoltre, hanno un approccio rilassato nei confronti del lavoro.
- Alimentazione moderata: Le persone nelle zone blu seguono una regola chiamata “regola dell’80%”. Si fermano a mangiare quando il loro stomaco è pieno all’80% della capacità. Inoltre, consumano il pasto più grande nella prima parte della giornata, generalmente a colazione o pranzo, e limitano il cibo nel resto della giornata.
- Dieta basata su vegetali e legumi: seguono una dieta prevalentemente vegetariana e consumano una grande quantità di legumi. Circa il 95% delle calorie proviene da fonti vegetali, mentre solo il 5% deriva da prodotti animali.
- Consumo moderato di alcol: bevono alcolici in modo moderato e regolare. Di solito si limitano a 1-2 bicchieri di vino al giorno.
- Relazioni affettive significative: Le persone nelle zone blu valorizzano le relazioni familiari e investono tempo. Mantenere i genitori, i nonni, i nipoti vicino è una componente fondamentale del piacere di vivere così come l’impegno in una relazione di coppia felice.
Fonte: Corriere.it
